L'angolo delle analisi: disastro spagnolo
Non è facile spiegare il disastro spagnolo ai mondiali,
soprattutto perché a mio parere non era preventivabile. Almeno in questi
termini. Sicuramente molti giocatori hanno la “pancia piena”, altri sono logori
dopo una stagione pesante ma hanno una grande esperienza internazionale per cui
avrebbero sicuramente dovuto e potuto fare di più. Il paragone con l’italia del
2010 non regge: gli azzurri erano in un girone facilissimo mentre la Spagna
oggi ha l’attenuante di un girone di ferro (cosa assurda, tenendo conto che
sono i campioni del mondo in carica). L’Olanda si è dimostrata una squadra
ostica, il Cile in crescita e l’Australia non un semplice spettatore. A mio
parere il primo errore è stato il ricambio generazionale: la Spagna nel 2013 si
è laureata campione d’europa under 21 ma il selezionatore ha preferito
continuare col blocco storico. Un po’ come Bearzot nel 1986 non ha saputo
rinnovarsi, osare, ha preferito la sicurezza dei soliti, che però lo hanno
tradito. Guardando i reparti, è evidente che l’attacco è vecchio: Torres e
Villa hanno dato il meglio e sono in parabola discendente, Diego Costa doveva
essere la stella ma probabilmente i due infortuni ravvicinati di maggio lo
hanno condizionato, forse insieme ai giusti fischi dei brasiliani (se li è
andati a cercare: sei brasiliano, si giocano in casa i mondiali, il brasile non
ha attaccanti forti e tu vai a giocare per la Spagna?). I vari Morata, Isco,
Negredo e magari Llorente potevano far parte del progetto. Il centrocampo è
forte, non sono giocatori bolliti ma evidentemente sono arrivati stanchi. Il
portiere nota dolente, ma si era già visto dalla finale di CL. Forse Mou non
aveva tutti i torti a tenerlo fuori lo scorso anno. La Spagna avrebbe dovuto provare un
inserimento parziale dei giovani invece ora si ritrova fuori dal mondiale e con
la necessità di un rinnovamento completo, a partire dal selezionatore. I
prossimi europei serviranno per fare esperienza in vista dei mondiali del 2018.
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